08 novembre 2006

Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò



Mio nonno Essio mi ha "costretto" a raccogliere la sua storia per mandarla al messaggero di Sant'Antonio perché vuole dimostrare di essere stato un miracolato...
A parte gli afflati mistici che lo hanno colto negli ultimi anni (dopo l'infarto e un pacemaker), la storia è di quelle che vanno raccontate. E ricordate. Perché insomma mio nonno è veramente un mito...


Caro Direttore,
Sono Alessio Bordin, classe 1920, un vostro assiduo lettore nonché devoto a Sant'Antonio. Sono qui per raccontarvi (con l’aiuto di mia nipote) la mia storia che si perde nella notte dei tempi, ma che ho piacere di condividere con voi affinché non venga dimenticata.
Durante la Seconda Guerra Mondiale sono stato imprigionato a causa delle mie attività di sabotaggio che svolgevo come partigiano: mi portarono nelle prigioni di Padova dove rimasi recluso per 90 giorni, molti dei quali scanditi da terribili e angoscianti lotterie di morte. Spesso infatti tutti i prigionieri venivano radunati assieme e passati in rassegna da una guardia che iniziava la conta: "Uno, due, tre: tu vieni con noi. Uno due e tre: tu vieni avanti", indicando col dito il malcapitato. I designati venivano portati via di forza e isolati dal gruppo. Le loro grida di disperazione erano le terribili note che sentivamo in lontananza e scandivano le nostre notti senza fine.
La mattina successiva questi compagni di sventura venivano portati via e - lo sapemmo più tardi - giustiziati. Erano con noi anche i quattro martiri che vennero impiccati sul ponte di Padova che oggi porta il loro nome. Come ho fatto a sopravvivere? Con l'aiuto della preghiera e di quei Padre Nostro che recitavo di notte a Sant'Antonio per coprire le urla dei condannati. Sant'Antonio mi ha protetto e mi ha permesso oggi di raccontarvi la mia storia.

2 commenti:

Alessandra ha detto...

Non bisognerebbe mai sottovalutare le memorie dei "vecchi", ma farne tesoro, soprattutto considerando le gran paranoie che ci tiriamo pur non essendo nemmeno in grado di immaginare il dramma della guerra e della morte violenta... Hai una gran fortuna ad avere conosciuto il tuo adorabile nonnino, anche io avrei voluto chiedere al mio cosa si prova a buttare giù olio di ricino... bé, ora posso immaginarlo ;)!Grande compagno Essio!

fede ha detto...

grandi le memorie di quella generazione! imparare e tramandare! anche perchè l'epica si ferma lì...a parte un barlume negli anni '60....del resto che ci rimane? santi in paradiso e grandi ideali sottoterra? eh no! bella ciao, siempre!